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EMIGRAZIONE

 


Una particolarità riguarda il fenomeno dell'emigrazione, che coinvolge Schiavi di Abruzzo in un modo davvero singolare: tre i tanti che hanno, per necessità, lasciato il paese, alcuni sono andati all'estero; per la maggioranza invece, si è trattato di una "migrazione interna": molti schiavesi si sono infatti trasferiti a Roma, dove lavorano come tassisti e gestori di autorimesse, trovando comunque impiego nell'ambito di attività legate ai trsporti.

Schiavi ha seguito, dunque, il medesimo destino degli altri centri montani teatini; se nel 1951 il paese contava 4.444 abitanti, oggi il numero è drasticamente ridotto: circa 1700, con un depauperamento annuale, secondo le stime del Sindaco, di 100 unità, nonostante il risveglio dell attività rtigianali e commerciali.

Ad ogni modo gli schiavesi costituiscono una comunità attenta al rispetto delle proprie radici, sensibile al richiamo del paese lontano. Per questa ragione, in ogni estate, il ritorno è vissuto come una grande festa.

Una personalità - di rilievo internazionale - originaria di Schiavi è quella di Almerindo Porfilio, nato nel 1887. Trasferitosi in America con la famiglia ai primi del '900, diede avvio ad una precoce carriera (strillone all'età di sette nani, edicolante a 12) sfociata poi in molteplici attività imprenditoriali che lo avrebbe condotto alla Presidenza del Banco di Sicilia.

Amico fraterno di Fiorello La Guardia, forse il più famoso Sindaco di New York, egli resiedette a Roma presso l'Hotel Plaza dopo aver conosciuto Mussolini ed essere diventato suo consulente finanziario.

Dal 1965, anno della scomparsa, Porfilio è sepolto nel cimitero di new york, accanto all'amico Fiorello La Guardia.

Scriveva Papini di Auro D'Alba (pseudnimo di Umberto Bottone), poeta, giornalista, scrittore partecipe dell'esperienza futurista insieme con Marinetti,Palazzeschi, Frontini, Govoni, vincitore del Premio Viareggio, amico di Corazzini e, soprattutto, nobile figlio di Schiavi d'Abruzzo: "Auro D'Alba fra i poeti del '900, collocato nel Pantheon delle patrie lettere, rimase fra i più vivi e fedeli alla vera essenza della poesia".

Nato nel 1888 a Schiavi e scomparso a Roma nel 1965, Auro D'Alba guadagnò fama ed onori nel mondo letterario ed ottenne prestigiosi riconoscimenti da parte della critica per la sua attività di scrittore e poeta.

Tra le opere affidate alla posterità, offriamo la lettura dei versi composti da Auro D'Alba in memoria del suo paese natale, dalle vallate e dai panorami al cui orizzonte si scopre "l'occhio d Dio", e della sua gente col "cuore negli occhi": Schiavi di Abruzzo.

 

Ho ritrovato il mio vecchio paese

dove la pasta arrivava

una volta alla settimana

il mio povero vecchio paese

con le vie strette

e la piazza senza fontana:

ma dentro le antica mura

a picco sul monte

vedi il cuore negli occhi della gente

scopri l'occhio di dio al'orizzonte.

Della fatica volontaria di Schiavi diedero i nome gli antenati al monte;

nome duro scavato nelprofondo

dei millenni,nel solco

acido, quando i primi patriarchi

da frontiere aborigene discesi

scelsero per la lorra queste alture:

solitudini amare abbandonate

dai pavidi ai più forti.

Vive il bifolco per la terra ingrata

e fra pietre semina e raccoglie

fin sulle vette più vicine al cielo:

per ogni goccia di sudore un chicco di grano, grano avaro

più che al sol, maturato nella preghiera.

Ma quando è primavera

e di luce s'inebriano le nevi

la catena dei monti apre le braccia

come un invito a chi fatica.

Pace!

 

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