Regione Abruzzo

La Stipe Votiva

Ultima modifica 30 marzo 2021

Risale al 1971 il reperimento di una stipe votiva dietro la parete posteriore della cella del tempio "minore", insieme alla quale è stata portata alla luce una quantità pregevole, peraltro scarsa, di materiale votivo. Tra le possibili ragioni di tale carenza, si è ipotizzata una manomissione della stipe durante il periodo medievale o una sua ricollocazione in un luogo diverso da quello di origine.

Soltanto una minima parte dei reperti analizzati denota un'ascendenza colta e attesta contatti con il mondo magno-greco; per tutti gli altri, si tratta di riproduzioni fittili di tradizione popolare, chiaramente indicative delle modeste condizioni economiche della popolazione.

Questo secondo tipodi reperti, in numero preponderante tra quelli rinvenuti nella stipe, testimonia di una peculiarità di Schiavi Di Abruzzo e di aree interne similari:una produzione coroplastica lontana da ogni conoscenza di modelli ellenistici, ed affidata a manifatturieri locali di ceramiche d'uso cmune, i quali eseguivano le parti delle statuette separatamente con il tornio da vasaio, e poi le univano prima della cottura, senza alcuna attinenza a canoni formali.

Ciononostante, è notevole l'impegno profuso da questi antichi artigiani nel rendere anche minuti particolari anatomici, con i conseguenti esiti caracaturali spesso osservabili nelle statuette votive.

Tra i materiali di tradizione colta conservati nella stipe, è opportuno qui citare tre foglie d'oro di forma romboidale con nervatura al centro, facenti parte senza dubbio di una corona, tipico ornamento tombale attestato in area magno-greca e in particolare a taranto (uno dei maggiori centri di produzione di tale artigianato).

Databili tra il III e il II sec. a.C., esse costituiscono un'offerta votiva di pregio anche nell'ambito dei santuari.