Curiosità

Ultima modifica 14 maggio 2024

Schiavi di Abruzzo, terra di antiche memorie, si estende su un'area montuosa di oltre 45 chilometri quadrati, alle pendici del monte Pizzuto (altitudine m. 1172 sul livello del mare), sulla confluenza del torrente Sente con il fiume Sangro.

Si suppone che la località, situata a poca distanza dall'antica Terventum (Trivento) e da Pietrabbondante, si trovasse nel territorio dei Sanniti Pentri: forse sede di municipio in epoca romana, ascritto alla tribù Voltrina, come accertano diverse iscrizioni trovate sul posto.

Schiavi di Abruzzo ha un delizioso centro storico (case in pietra decorate da fregi antichi e da portali di pregevole fattura), oltre a testimonianze di artigianato del ferro e del legno. Schiavi di Abruzzo è sorretto da una grande vivacità e da un'attenta analisi delle risorse disponibili, individuate nei servizi e nella promozione turistica: la natura offre infatti stupendi panorami, con la possibilità di creare itinerari turistico-gastronomici, mentre la storia propone l'imperdibile "occasione" dei Templi Italici.

Il nome Schiavi risale al 70 d.C. e deriva da una matrice sannitico-spartachista, derivata dalla presenza di Spartaco sul territorio abruzzese che si era formato nella vicina arena gladiatoria di Larino e quando iniziò la sua insurrezione anti-schiavista e anti-romana, si alleò con la Communitas dei Sanniti Pentri; da allora i monti su cui si è insediato Schiavi si chiameranno Montes Sclavi, toponimo permanente e costante in tutta la sua storia.

Su via Cirillo è possibile ammirare un murale dedicato al Santo Patrono realizzato nel 2022 da Marco Del Negro.


Tradizioni

Tra le tradizioni del posto troviamo il ballo popolare "la Spallata", danza di antica tradizione, risalente al Rinascimento, ballata ai matrimoni ma anche in altri contesti, accompagnata dalla musica dell'organetto, presenta una struttura complessa caratterizzata da colpi dati con i fianchi e battito del piede a terra, presenta una struttura in cui le coppie progrediscono su un cerchio in senso di ballo mentre i singoli ballerini si scambiano di posto. La tradizione di questo ballo è tuttora particolarmente viva a Schiavi e tutti i suoi abitanti si cimentano nella danza soprattutto nelle ricorrenze legate al ciclo della vita.

Inoltre famoso è il tradizionale Carnevale schiavese, "I Mazzoroni".

I Mazzaroni sono i giovani del paese, che indossano un caratteristico copricapo, il Cimiero (C’mir) di varie forme, ricoperto di colorati fiori di carta e nastri (zagarelle).

Il gruppo è capeggiato dal Pulcinella, figura centrale del carnevale schiavese, contraddistinto dalla presenza della “mazza” (sagliocca), simbolo di potere, di semidivinità e di rinnovamento vegetale.
Questo allegro gruppo visita tutte le case ricevendo dolci, vino e insaccati in cambio di canti e balli della tradizione.


Piatti tipici

  • le "pallott casce'e ova": polpette cacio e uova, una specialità gastronomica dell'Abruzzo meridionale di tradizione contadina, dove, con pochi e semplici ingredienti come formaggio e uova, si ottengono gustosissime polpette condite con salsa di pomodoro.
  • "le sagne appezzate": primo piatto tipico del luogo, particolare proprio per la forma della pasta, in quanto sembra un rombo;
  • "la Pigna": dolce tipico delle festività pasquali, con la sua forma circolare e con il buco al centro ricorda una ciambella ma al suo interno è riempita di un gustoso ripieno al cioccolato ed è ricoperta di una copertura bianca "il naspro";
  • "i fringi": dolci fritti tipici del periodo di carnevale;

Cenni Storici

Si ritiene che il comune di Schiavi di Abruzzo, sia stato fondato da una colonia di Slavi; ai tempi dei Normanni, esso divenne feudo di Roberto da Sclavo.

Successivamente, fu in possesso dell'Abbazia di san Giovanni in Venere.

Il nome del paese compare, per la prima volta, in alcuni atti e documenti diversi conservati nel Monastero di Monte Cassino.

Nella storia di questo Monastero è coinvolto, in particolare, un atto di donazione (effettuata da Berardo Borrello di S. Eustachio di Pietrabbondante nel 922) nel quale si parla di beni posseduti in territorio di "Sclavi". L'aggiunta del nome "Abruzzo" si è avuta solamente dopo l'Unità d'Italia, col Regio Decreto n. 1140 del 22 gennaio 1863.

Fin dagli inizi del IX secolo, comunque, a Schiavi d'Abruzzo è affidato il ruolo di limes territoriale tra confini statali differenti; nella bolla di papa Nicola II del 1059, dove vengono confermati i confini della chiesa teatina, viene menzionato il paese di Schiavi di Abruzzo, attribuendo allo stesso monte di Schiavi il valore di spartiacque.

E' questa la prima menzione storica di Schiavi di Abruzzo, che è riportata in un'altra bolla di Alessandro III nel 1173 (Balducci, Rag.,I, 88; II, 74). Nel sec. XIV, il paese è stato nominato in occasione delle decime dovute dai clerici de Schavis o Sclavi (Rat. Dec.It.,4778 e 5006).

Poche sono le notizie riguardanti le vicende di Schiavi nei secoli successivi; si ritiene che il borgo abbia costituito, nel secolo XVIII, un infeudamento alla famiglia Caracciolo dei principi di Sanbuono.

Nel 1991 è stato restituito al paese il suo stemma: si è trattato di un dono degli schiavesi residenti a Roma. Tutto ha avuto inizio dalla ricerca dell'antico stemma medioevale: effettuta preso l'Archivio di Stato di Napoli, ha permesso il suo inserimento di un gonfalone e, successivamente, la sua consegna al Sindaco durante una cerimonia ufficiale nel 1993.

File:Schiavi di Abruzzo-Gonfalone.png - Wikipedia

E' composto da un drappo di colore bianco-rosso, con la scritta dl nome del paese in argento che sovrasta lo stemma, raffigurante le antiche tre torri di ingresso al paese. Sotto lo stemma sono visibili un ramoscello d'ulivo ed uno di quercia, simboli delle tradizionali attività economiche - agricoltura e pastorizia - del centro montano.

Canzone


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